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Penny Dreadful: sensazionalità, melodramma e sangue

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I miei amici sono ormai abituati a sentirmi dire che il numero ideale di episodi per una stagione televisiva è, secondo il mio modesto parere, dodici: abbastanza da dare vita a una storia e a dei personaggi interessanti senza per questo inframezzare la serie con tutta una serie di “episodi riempitivo” che spesso annacquano la trama e la trascinano fin quasi alla noia (prima che scoppino guerre virtuali, sono perfettamente consapevole che esistano delle eccezioni).
Quando ho finito di vedere la prima stagione di “Penny Dreadful”, con i suoi otto episodi, il mio primo pensiero è stato: troppo corto, troppo intenso, datemene ancora!

Visto che la seconda stagione è stata allungata di due episodi e comincerà tra un paio di mesi, direi che le mie preghiere sono state esaudite.

Ma cosa rende “Penny Dreadful” così diversa dalle altre serie horror che siamo abituati a vedere sui nostri schermi?

PennyDreadful_108_1469.rPrima di tutto la genialità del titolo: i cosiddetti penny dreadful erano un tipo di pubblicazione generalmente settimanale molto diffuso nel Regno Unito nel XIX secolo. Erano brevi, economici, di scarsa qualità letteraria, pieni di immagini grossolane e violente. Non dei capolavori, quindi, ma abbastanza importanti da influenzare gli autori degli anni successivi e da contribuire alla diffusione del romanzo gotico. Le parole chiave? Sensazionalità, melodramma e tanto, tanto sangue.

Potremmo riassumere “Penny Dreadful” nello stesso modo.

Ma la serie televisiva, a differenza del suo omonimo cartaceo, è tutt’altro che banale: nonostante attinga a piene mani ai grandi personaggi della letteratura gotica che tutti conosciamo (da Frankenstein e la sua Creatura a Dorian Gray, Mina Harker e Van Helsing, così per dire) e alle creature che da sempre fanno parte dell’immaginario dell’orrore (vampiri, licantropi, gente posseduta dai demoni…), lo fa consapevole che l’unico modo per trattenere l’interesse dello spettatore sia quello di amalgamare gli innumerevoli ingredienti a sua disposizione per creare qualcosa di originale, visionario, diverso.

Episode 104Siamo in un’era vittoriana uscita direttamente da un incubo, in cui il mondo reale e quello grottesco si scontrano attorno a un pugno di personaggi che in qualche modo cercano di vivere in entrambi, ma si trovano alla fine irrimediabilmente intrappolati nel sovrannaturale. Cadaveri che tornano in vita, edonisti che non possono morire, donne che non solo comunicano con i morti ma ne vengono letteralmente possedute.

Sostenuto da un cast davvero di alto livello (Eva Green, Timothy Dalton, Josh Hartnett, Rory Kinnear, Reeve Carney e Billie Piper tra gli altri), “Penny Dreadful” ha la particolarità, sempre più rara, di avere tutti gli episodi scritti dalla stessa persona, John Logan, che ne è anche l’ideatore. Credetemi, la continuità narrativa ne guadagna ampiamente, così come il progressivo avanzamento della trama (tra colpi di scena e momenti in cui il tempo sembra rallentare) e l’evoluzione dei personaggi (credete di aver inquadrato Ethan Chandler o Vanessa Ives o Dorian Gray dal primo secondo in cui sono comparsi sullo schermo? Date loro qualche episodio e vi ricrederete).

Insomma, una serie stra-consigliata se vi piace il gotico, il grottesco e non vi turba qualche scena ai limiti dello splatter.

Episode 104

Informazioni su Enys

Enys si nutre di serie tv, videogiochi, libri e cinema. E sushi, di tanto in tanto, giusto per non vivere d'aria e pixel. Arriva da una lunga carriera di ascoltatrice di visual kei, jrock e jpop, che ogni tanto recupera in onore dei bei vecchi tempi. Ama i gatti, il teatro, l'accento inglese, Mass Effect, i musical e Cardiff. Ha una laurea in Traduzione per il Doppiaggio Cine-Televisivo.

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