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Il mio nome è Carter, Peggy Carter.

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Fine febbraio, mentre sto scrivendo il sole inizia a scaldare l’aria scacciando il generale inverno dalle nostre porte e dando il benvenuto alle prime avvisaglie primaverili, la fine dell’inverno spesso coincide anche con la fine di alcune serie televisive (si parla ovviamente di quelle americane) e con l’inizio, di altre. Questo il caso di Agent Carter miniserie di 8 episodi, purtroppo ancora inedita in Italia, che ci ha tenuto compagnia per 2 mesi, dal 6 gennaio giorno in cui è stata messa in onda l’anteprima del primo episodio fino al 24 febbraio.
Agent Carter è stata una serie “ponte” nata dal bisogno di riempire uno spazio lasciato vacante durante la pausa invernale di Agents of Shield, altra produzione targata Marvel Television.
La serie, creata per la ABC da Christopher Markus e Stephen McFeely, si basa sull’omonimo cortometraggio dei Marvel Studios, ambientata all’interno del Marvel Cinematic Universe ha come protagonista Peggy Carter (Hayley Atwell) e narra le vicende accadute a quest’ultima e ad Howard Stark dopo la fine del secondo conflitto mondiale e del film Capitan America-il primo vendicatore.
Peggy dopo la morte del suo amato Steve Rogers si ritrova a lavorare per la SSR (Strategic Scientific Reserve),la prima agenzia segreta americana antenata del moderno S.H.I.E.L.D, e al tempo stesso ad aiutare Howard Stark a recuperare le invenzioni che gli sono state rubate e a scagionarlo dall’accusa di tradimento. Ad aiutare Peggy in questo duplice compito il fedele maggiordomo della famiglia Stark, Edwin Jarvis interpretato da un magistrale James D’Arcy.
Agent Carter è deliziosamente strutturata e ci riporta a metà degli anni ’40 sia grazie all’ottimo lavoro del direttore della fotografia Gabriel Beristain, che ha utilizzato una combinazione di tecnologia digitale e analogica per ricreare l’atmosfera dei film del periodo, passando per i fantastici costumi ( la nostra CC non poteva far a meno di gridare SCARPE!! VESTITI!! CAPELLI!!ad ogni episodio) fino ad arrivare al livello psicologico descrivendo in maniera molto realistica il ruolo di donna oggetto di quegli anni. Peggy si ritrova a gestire splendidamente i due ruoli impostigli, quello di agente segreto super addestrato che cerca di salvare l’amico Howard da false accuse e quello di donna dei suoi tempi che lavora in un ufficio di soli uomini, relegata per lo più a preparare il caffè piuttosto che a ruoli operativi.
Con il passare degli episodi Peggy Carter riuscirà a convincere colleghi e capo delle sue capacità ritrovando quel ruolo che tanto ci era piaciuto in Capitan America, Howard Stark (Dominic Cooper) per quanto sia citato in tutta la serie compare solamente in una manciata di episodi, anche in questo caso il personaggio è identico a quello visto nel film, anche se da nerd fumettistico incallito devo dire che è stato basato prevalentemente sulla versione patinata del figlio Tony piuttosto che su quella di suo padre, il personaggio è comunque gradevole e azzeccato e anche se mi ritengo un purista capisco che le esigenze cinematografiche spesso si discostino dal fumetto originale da cui sono tratte. Dominic Cooper si cala perfettamente nella parte del miliardario playboy portandosi dietro l’esperienza maturata in Fleming-essere James Bond altra miniserie che non vi può mancare e di cui magari parleremo più avanti.

La palma come miglior attore e personaggio della serie va senza dubbio a James D’Arcy nel ruolo di Jarvis, il maggiordomo che aiuterà Peggy Carter a scoprire la verità sulle armi rubate dai laboratori Stark, non potrete non amare questo personaggio dannatamente inglese, dal linguaggio colto e saccente e dal sarcasmo pungente, D’Arcy lo interpreta grandiosamente senza mai sembrare fuori luogo in questa spystory. Personalmente sono felice che Jarvis abbia trovato una collocazione all’interno del panorama cinematografico Marvel, un personaggio tanto amato dai fans meritava di comparire ed ero rimasto molto deluso nel non vederlo apparire, anche solo di sfuggita, in Iron Man o in Avengers. Come detto in precedenza le esigenze cinematografiche spesso pretendono dei tagli e un maggiordomo come Jarvis poteva non apparire coerentemente in storie ambientate nei giorni nostri, quindi sono felicissimo di averlo potuto vedere in una serie ambientata negli anni ’40 in cui ha potuto dare il meglio di se.
Agent Carter, come tutte le altre produzioni Marvel, va ad incastrarsi perfettamente all’interno del panorama cinematografico della Casa delle Idee , l’intera serie è ricca di citazioni e personaggi che abbiamo visto o che ritroveremo nei prossimi film ,da Timothy “Dum Dum” Dugan ad Armin Zola, da Anton Vanko (vi ricordate il figlio Ivan interpretato da Rourke in Iron man?) fino al progetto Vedova Nera e alla stanza rossa in cui venne più recentemente addestrata Natasha Romanov.
Per ora la serie è conclusa e anche se gli showrunners di Agent Carter nel gennaio 2015 hanno confermato che non è mai stata concepita come miniserie e che quindi una seconda stagione è possibile, per ora non vi sono conferme ufficiali in merito ma la speranza e le sensazioni sono assolutamente positive.

Di seguito il trailer di presentazione del primo episodio

Per ora la serie è conclusa e anche se gli showrunners di Agent Carter nel gennaio 2015 hanno confermato che non è mai stata concepita come miniserie e che quindi una seconda stagione è possibile, per ora non vi sono conferme ufficiali in merito ma la speranza e le sensazioni sono assolutamente positive.

Informazioni su Stex

Stex nasce a cavallo tra gli anni '70 e '80,nello stesso periodo in cui escono le sigle di Jeeg Robot e Capitan Harlock o film del calibro di Flash Gordon,Interceptor e 3 Superman contro il Padrino. A 4 anni compone il suo primo romanzo ma non sapendo scrivere non vi sono copie cartacee dello stesso,a 14 un suo fumetto satirico potrebbe cambiare per sempre il mondo dei comics ma il giovane si dedica con più interesse alla scoperta della biologia umana tramite l'autoerotismo,scriverà un saggio sull'argomento che non verrà mai pubblicato con la scusa di:" Ma hai toccato i fogli con le mani?" Adoratore di Stan Lee,drogato di serie Tv, dai 20 ai 22 anni si è espresso solo tramite citazioni di film, ama la musica,sopratutto quella che sente solo lui. Possiede un drago viola immaginario di nome Ciotola e alcune personalità multiple che si esprimono in forma scritta tramite parentesi.

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