Nerd Rock Cafè

STAYROCK STAYNERD

The Walking Dead VS The Walking Dead

Il 10 gennaio 2010 la AMC (eiiieemsiiiideeewalkiingdeeed) dà in pasto a una schiera di affamati amanti delle serie tv un gioiello di rara bellezza. Un tv show tutto basato sulla sopravvivenza, dai toni cupi, atmosfere dark, pennellate splatter un po’ qui e un po’ lì e, soprattutto, un unico grande protagonista: gli ZOMBIES (ricordiamo come la parola Zombie sia un trademark della Marvel dal 1996, come la definizione “super hero” d’altronde… >.<)

Lo show ha un successo stratosferico, orde di cosplayers in tutto il mondo a immaginarsi zombie o survivors. Le vendite di sangue finto, make up e vestiti stracciati mai così in alto dall’invenzione della ruota a oggi! Madri con infanti al seguito a urlare il nome di “Rick Grimes” come nuovo Salvatore. Diciamo che ce n’é per tutti i gusti; d’altronde TWD porta in scena quella che è una “zombapocalypse” analizzandone i molteplici aspetti in modi che molti, troppi, capisaldi della cinematografia non sono riusciti a fare. Forse è proprio questo il limite che oggi il cinema incontra rispetto alle serie televisive, l’analisi dell’ambientazione e delle circostanze, l’evoluzione psicologica non solo di un personaggio, ma di un vero e proprio gruppo.

Ed è proprio su queste ali che si firma al più presto per una seconda stagione. La prima tranche del racconto era andata così bene; colpi di scena, zombie, colpi di scena, un carro armato, zombie, esplosioni, una mano in meno per Merle e ancora zombie avevano dato a tutti gli amanti del genere pane per i loro denti. Ma con una prima stagione simile, come si può migliorare il lavoro, come lo si può rendere ancora più appetibile per i fans? In quel momento la mia Forza ha vacillato, la smania di aspettare le nuove peripezie di Rick & Co. si era fatta troppo forte e così… ho preso in mano The Walking Dead, il fumetto creato dal grande Kirkman e illustrato ancora meglio dal genio Tony Moore. Ero incredulo nel rileggere ciò che avevo appena visto in tv, un disegno crudo, alle volte anche scarno di dettagli, che però regalava delle tavole epiche, dove luci e ombre erano un tutt’uno per andare dentro alle menti di quei protagonisti che per qualche dannato motivo l’apocalisse la stavano vivendo, molti per merito loro, altri per demerito altrui. E cosi in un paio di mesi ecco che mi ritrovo a leggere quello che cinque anni dopo la quinta stagione di TWD sta raccontando sul piccolo schermo, ovvero l’arrivo nella famigerata città di “Alexandria”.

Robert Kirkman

Dopo essere arrivato a questo punto della storia ecco che finalmente la seconda stagione arriva al “piccolo” pubblico. Ormai sapevo per filo e per segno cosa aspettarmi, tant’è che come per molte altre opere (Game Of Thrones su tutte) non vedevo l’ora di vedere come avrebbero inscenato tutto ciò che avevo già letto e che avevo amato alla follia. Non mi preoccupavo dei cambi di trama, di protagonisti o di colpi di scena, l’opera era troppo solida per abbattere muri portanti e creare vuoti nei cuori dei lettori. Le tematiche erano così alte, così precise e ben direzionate che solo un malato mentale avrebbe potuto incrinare un lavoro così splendido. Ma certe cose è meglio non arrivare nemmeno a pensarle, perché come nel peggiore degli incubi rischiano di diventare realtà.

One, two, Freddy’s coming for you.
Three, four, better lock your door.
Five, six, grab your crucifix.
Seven, eight, gonna stay up late.
Nine, ten, never sleep again.

Cit. Nightmare

Ok ok, non è stato cosi tragico l’adattamento dal fumetto allo schermo, ma tutti i fan della “Zombapolypse” immaginata dal maestro George A. Romero sono sicuramente rimasti delusi… qualcuno come il sottoscritto si è anche incaz*ato non poco per le scelte fatte dalla regia, considerando che Kirkman stesso è lì a dare una mano in modo che non lo facciano degenerare in una pagliacciata.

Ma a parte l’incaz*atura e la delusione, tutto questo processo si era ormai messo in moto da lontano e TWD, che rappresentava l’apice nel mondo delle Tv Series, non poteva non venire investito da quello che più comunemente nel nostro mondo Nerd viene chiamato “Fan Service”. Il problema è semplice: se per tenermi attaccato allo schermo fai sì che la protagonista giri in bikini mi va più che bene, di riflesso per l’universo femminile, se fai sì che il protagonista maschile faccia per 40 minuti di show 20 minuti di esercizio fisico con degli addominali che solo a guardarli rischi che ti spacchino la faccia, mi sta bene anche questo. Se poi tu produttore, decidi di tendere l’occhio ai blog dei fans della tua serie e leggi chiaramente che, se lo show è fortemente incentrato sui supereroi (Agents Of S.H.I.E.L.D.) forse, e dico forse, è giusto buttarglielo dentro un po’ più concretamente qualche supereroe per dare spessore a una trama da pagine del Topolino; e infatti nella seconda stagione per lo meno si sono mossi in quella direzione, per ascoltare i fans… fanservice no?

E TWD? The Walking Dead, dalla sommità della montagna degli show televisivi, concepisce il fanservice in maniera piuttosto chiara: lo show è bello, viene seguito da diverse fasce di pubblico, ma l’importante non è che quelle fasce siano soddisfatte, l’importante è che TUTTI guardino The Walking Dead. E allora via le scene più cupe dell’animo del protagonista, via le scene troppo splatter, via le perdite/morti più esagerate, via la casualità che è proprio frutto di un’apocalisse! Sì, perché in un’apocalisse è la casualità spesso che fa andare avanti le persone, il fato, il caso, l’intuito, non necessariamente un obiettivo prefissato, cosa che a molti “osservatori” dello show non andava giù.

Bello TWD, ma da dove vengono gli zombie?”

Bellissimo TWD, ma ci sarà mai una cura così che possano tornare alla loro vecchia vita?”

Ah, TWD è il mio show preferito, ma come mai Michonne non è in bikini, sarebbe molto meglio!”

Queste sono le domande degli osservatori della serie, domande fatte da un pubblico troppo vasto.

the-walking-dead-episode-3-3

Sia chiaro, ben venga l’eterogeneità, sempre, ma per un HORROR/SURVIVAL/ZOMBIE, dai cazzo, non è possibile che mia madre sia mega fan, quando al solo sentire “L’esorcista” chiude il chiavistello della porta due volte. Si è voluto far diventare un prodotto di nicchia, molto curato, coinvolgente, bello e soprattutto poco scontato, appetibile a tutti. Alla settima stagione di The Walking Dead metteranno delle orecchie da porcellino e un vestitino a fiori agli zombie così che anche gli infanti lo possano vedere con i genitori?

Lo so, me lo dicono tutti, sono troppo critico verso questo fenomeno di traduzione di messaggi codificati alle masse. Non scriverò spoiler in questa recensione, mi prenderò il tempo per farlo più avanti sulle differenze tra la versione filmata e quella cartacea; l’unica cosa con la quale voglio lasciarvi è un po’ di curiosità.

Quella stessa curiosità che nelle menti di grandi e piccini ha saputo regalare il genio della Rowling con la saga di Harry Potter. Dopo l’enorme, spaventoso, irraggiungibile successo cinematografico, tutti, o quasi, ci siamo approcciati alla versione cartacea, chi innamorandosene, chi di certo apprezzandola, perché si dica che siano storielle, si dica che sia indirizzato ad un pubblico troppo piccolo, ma la Rowling sa scrivere, e quando si legge l’abilità dello scrittore fa il 60% del libro. Come la Rowling sa il suo mestiere posso assicurarvi che TWD non lo si legge come ho fatto io per fame tra una stagione e l’altra. L’opera di Kirkman si legge per passione, perché l’evoluzione psicologica dei personaggi è qualcosa di non solo ben curato, ma molto reale, ok, ammetto sia difficile definire reale un’apocalisse zombie, ma le reazioni dei personaggi a tale crisi sono qualcosa in cui ci si immedesima, che ti porta a viaggiare insieme a Rick, Carl, Andrea, Michonne e tutti gli altri e a non sentire mai la forzatura di una direzione, di una meta, di un obiettivo, di un “Qualcosa Superiore” da portare a termine, cosa che purtroppo in tv, io, percepisco.

Solo The Walking Dead poteva essere migliore di The Walking Dead

Cya Soon Space Smugglers

Informazioni su Gd Baracus

HAIKU & BEER Tornato dal giappone con le competenze per capire i dilemmi amorosi di Sailor Moon, le fantasie erotiche di Ranma 1/2 e soprattutto le miliardi di allegorie di Naruto. Sono anni ormai che mi chiudo insieme ai miei migliori amici di fronte alle serie Tv piu disparate che i panorami delle varie HBO,CBC,NBC ecc ecc propinano ai palati americani (si, anche quelle megacagate da chiederti cosa hai fatto di male per essere li in quel momento). Ex cantante, oh, se qualcuno mi vuole in un gruppo ditemelo che tolgo "ex" almeno, appassionato di musica da sempre e super amante della chiptune, quelle fantastiche melodie composte in 8-bit. Che altro dire? tutto ciò che nella vita non è HAIKU, è sicuramente BEER, almeno per me =)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 31 marzo 2015 da in fumetti, Serie TV con tag , , , , , .

Categorie

Seguici su Twitter

Follow Nerd Rock Cafè on WordPress.com

I nostri amici

Tech and Games blog

Articoli, curiosità, recensioni su Tecnologia, Videogiochi, Applicazioni, Film e Serie Tv

EVERPOP

Books_Comics_Movies__TV Series

Capitan Daddy

Daddy & SuperHero

La Nicchia

fantastico italiano

Nerdy Geeky Mommy

Nerds - They're starting to breed

Lexah'arc

Forging Reality Through Words and Images

.:alekosoul:.

Just another wanderer on the road to nowhere

UnTipoQualunque

Cose che mi piacciono trattate con semplicità.

L'amore è la distanza di dieci giorni

Il blog di Tommaso Occhiogrosso

A Place For My Head

Possiamo comprenderci l'un l'altro, ma ognuno può interpretare soltanto se stesso.

Batman Crime Solver

"Non è tanto chi sono, quanto quello che faccio, che mi qualifica" ________________________________________________ "It's not who I am underneath, but what I do that defines me." ("Batman Begins")

Ambassador

Un Manga. Italiano. Online. Gratuito. Devo dire altro?

IlBrancoDeiLupi

Io sono il Lupo la fame è mia compagna la solitudine la mia sicurezza. Io giaccio di notte freddo è il mio letto il vento la mia coperta. Io sono il silenzio un'ombra nella foresta impronte lungo il fiume. La mia corsa è un lungo inseguimento di scintille di fuoco dalla pietra focaia della notte. Io sono ucciso ma mai distrutto io sono il Lupo.

Le Terre dei Sogni

Libri, pensieri, parole e canzoni

Comic Playlist

il blog dei fumetti di Andrea Rock

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: