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La guerra degli Smartwatch

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Oggi parliamo di Smarthwatch. Apple ha appena presentato il suo prodotto, ma vediamo come lui e i suoi fratelli di marche differenti ci cambieranno la vita e soprattutto se varrà la pena farcela cambiare.
L’orologio della casa di Cupertino nasce tra mille e una aspettative e almeno sulla carta si prepara a fagocitare buona parte del mercato dedicato.

iWatch si presenta sul mercato in netto ritardo rispetto ai concorrenti: il suo orologio, dopo la presentazione di settembre e le voci di un esordio a gennaio 2015, arriverà effettivamente sugli scaffali solo ad aprile (in Italia anche più tardi); Sony e Samsung sono già alla terza generazione di smartwatch e sono presenti altri prodotti simili Motorola, Lg e il piccolo Pebble. Apple non poteva puntare sulle caratteristiche che possiedono tutti gli altri, e ha quindi deciso di orientare il suo prodotto verso il fitness e la salute.
iWatch oltre a notificarci chiamate, SMS, eccetera, sarà il nostro piccolo personal trainer, ci spronerà a fare più passi, terrà sotto controllo la nostra alimentazione e il battito cardiaco, e con le centinaia di app dedicate potremo veramente avere una scheda clinica completa. Bellissimo ma, sostanzialmente… “chi se ne frega?”

Prima di tutto, trovo insensato che la maggior parte di questi accessori funzionino solo con i telefoni della stessa marca o al massimo con lo stesso sistema operativo, limita il mercato e obbliga i clienti a prendere tutti i device solo di una determinata casa. Io ad esempio adoro Apple, ma non trovo iWatch così fantastico.
Diciamolo apertamente: gli smartwatch, di qualsiasi marca siano, sono essenzialmente una sciccheria da nerd, io ne posseggo uno e lo trovo utilissimo per ricevere le notifiche, i messaggi o le chiamate senza dover per forza togliere dalle tasche il cellulare, è una comodità, ma posso dire che mi ha cambiato la vita? Certo che no.

Ma vediamo in dettaglio alcune funzioni e vi spiegherò anche il perché.

Notifiche e chiamate: lo fanno sostanzialmente tutti (e vorrei ben vedere), comodo in auto o in riunione, ma si vive anche senza tranquillamente.
Domotica: Apple permette di poter gestire dal suo device da polso le luci di casa, la porta del garage, gli elettrodomestici e mille altre cose, bellissimo e fighissimo poter accendere la lavatrice dall’orologio, ma quanti di noi hanno la lavatrice collegata a internet? O le luci? Aspetta, forse uno laggiù ha alzato la mano, ah no chiedeva il permesso di andare in bagno, forse ad accendere la lavatrice.
Pagamenti tramite NFC: altra idea bellissima, poter usare il cellulare o il nostro orologio per pagare nei negozi, peccato che in Italia si parli di un nulla di fatto, da noi è quasi impossibile pagare con il bancomat figuriamoci con NFC, se ne riparlerà forse tra qualche anno o nel duemilamai magari.

Fitness e salute: sicuramente utile, ma anche qui non indispensabile, esistono bracciali contapassi che fanno lo stesso lavoro, con la differenza di non dover essere ricaricati giornalmente o quasi e che avendo consumi ridotti possono essere utilizzati anche dieci giorni di seguito.
E con questo siamo arrivati a quella che è la vera nota dolente di questi prodotti. iWatch promette una durata della batteria di diciotto ore, più alta dei suoi concorrenti, certo, ma diciamolo, diciotto ore non sono nemmeno una giornata, due se consideriamo di spegnerlo una volta a casa (e quindi tanti saluti al monitoraggio delle attività fisiche). Dati alla mano saremmo costretti a ricaricare giornalmente l’orologio, e non di notte quando carichiamo il telefono, se no possiamo dire addio ai dati sul sonno, ma nelle pause doccia, quando siamo sul divano ecc.
Trovo insensato spendere una cifra che si aggira sui 350-400 euro per un accessorio che va ricaricato giornalmente, per quanto bello sia, e che non fa nulla di più che dirmi chi mi sta chiamando permettendomi di rispondere o di riattaccare, il viva voce integrato è sicuramente bello ma a conti fatti, come quello dei telefoni, avrà una resa bassa e tanto varrà munirsi di auricolari bypassando l’orologio.
Al momento il solo smartwatch presente sul mercato che valga la pena acquistare, a mio avviso, è il Pebble. Prima di tutto è compatibile con qualsiasi telefono iOS, Android o Windows. Certo, è meno appariscente esteticamente rispetto ai fratelli, ma fornisce i servizi essenziali: chiamate, notifiche di Facebook, Twitter, SMS, Whatsapp e tutte quelle più usate, e una vasta gamma di app dedicate, la batteria dura dai cinque ai dieci giorni a seconda dell’utilizzo, quindi ci permette di fare una breve vacanza senza doverci portare dietro il caricatore, ma soprattutto il costo di 150 euro è alquanto ridotto e in linea con quello di un semplice accessorio.
A maggio arriverà sul mercato la seconda versione di Pebble con un prezzo base di 199 euro, schermo a colori e possibilità di interazione vocale. Se proprio ci si vuole togliere la soddisfazione di avere un device da polso, tanto vale averne uno che funzioni bene e che non costi uno sproposito rispetto al suo utilizzo quotidiano.

Informazioni su Stex

Stex nasce a cavallo tra gli anni '70 e '80,nello stesso periodo in cui escono le sigle di Jeeg Robot e Capitan Harlock o film del calibro di Flash Gordon,Interceptor e 3 Superman contro il Padrino. A 4 anni compone il suo primo romanzo ma non sapendo scrivere non vi sono copie cartacee dello stesso,a 14 un suo fumetto satirico potrebbe cambiare per sempre il mondo dei comics ma il giovane si dedica con più interesse alla scoperta della biologia umana tramite l'autoerotismo,scriverà un saggio sull'argomento che non verrà mai pubblicato con la scusa di:" Ma hai toccato i fogli con le mani?" Adoratore di Stan Lee,drogato di serie Tv, dai 20 ai 22 anni si è espresso solo tramite citazioni di film, ama la musica,sopratutto quella che sente solo lui. Possiede un drago viola immaginario di nome Ciotola e alcune personalità multiple che si esprimono in forma scritta tramite parentesi.

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Questa voce è stata pubblicata il 8 aprile 2015 da in smartwach, tecnologia con tag , , , , , , , , , .

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