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How To Get Away With Murder: il vero delitto è continuare questa serie.

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Il quindicesimo episodio è appena andato in onda negli States mentre in Italia stiamo ancora aspettando gli sviluppi della seconda stagione de “Le Regole del Delitto Perfetto” oltre oceano (ma anche qui da noi) molti si stanno chiedendo quanto una inevitabile terza stagione possa giovare o meno alla qualità dello show.

La prima stagione è stata indiscutibilmente un successo, l’idea di base su cui si reggeva la trama orizzontale era ed è tuttora assolutamente valida e l’ottima recitazione di Viola Davis (Annalise Keating) rendevano la serie tra le migliori del 2014/2015. Un avvocato di successo, cinque studenti e un efferato omicidio all’università sono un terreno fertilissimo su cui tessere una trama avvincente, mettiamoci qualche storia d’amore, tradimenti a più non posso e un “tuttofare” di origini italiane che non si crea problemi a sporcarsi le mani e la ricetta per la serie perfetta è pronta. Ogni puntata ci svela qualcosa di nuovo, un particolare che ci fa dubitare delle nostre convinzioni precedenti e di volta in volta la nostra indagine verrà smentita costringendoci di volta in volta ad analizzare i fatti fino all’inevitabile colpo di scena finale.

La seconda stagione non è altro che l’ovvio susseguirsi degli eventi, ma se il montaggio che nei primi quindici episodi aiutava a infittire la trama facendoci scoprire nuovi elementi in ogni puntata qui diventa noioso e tratti ridondante. Usare cavilli legali e piani geniali per coprire omicidi regge solamente nel breve periodo, alla lunga non solo stanca ma diventa pure assurdo.

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In questa seconda stagione si cerca di mascherare l’evidente mancanza di idee geniali dal punto di vista omicidi/soluzioni con il legame tra Annalise e Wes (Alfred Enoch) legame che finalmente verrà chiarito e che, a mio modesto parere, appare assai forzato. Si pescherà nel passato di Annalise e nell’infanzia di Wes per dare finalmente un finale a questo rapporto solamente abbozzato nella prima stagione.

Wes dal canto suo diventa ancor più centrale ai fini della trama anche se la caratterizzazione del personaggio farà sperare i telespettatori in una morte prematura che purtroppo non avverrà.

Continuo a sostenere che alcune idee vanno sviluppate in miniserie o in stagioni uniche in stile American Horror Show, forzare e trascinare trame all’infinito sull’onda degli ottimi ascolti non solo è controproducente ai fini degli ascolti ma rischia di trasformare un bello show in un disastro annunciato. Se la seconda stagione di How to get away with murder è ancora passabile temo che la terza sarà inevitabilmente una schifezza di cui potremmo fare decisamente a meno.

Pete Novalk produttore esecutivo della serie ha già confermato che la terza stagione sarà incentrata sul passato di Wes (ancora???) e sull’omicidio a cui abbiamo assistito nelle scene finali, inoltre verrà approfondito il passato di Frank anche se non è chiaro in che modo il suo ruolo sarà ancora centrale dopo gli avvenimenti raccontati nell’ultimo episodio.

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Chiusa, malamente, la vicenda dei fratelli É che da grande caso della serie è infine divenuto un elemento di sottofondo, più utile a deviare le tracce dagli strascichi della prima stagione, che elemento portante della trama ci aspettiamo per la terza stagione qualche altro caso inutile.

Alla fine ci troviamo di fronte ad un’altra serie che si regge sulle capacità recitative di un personaggio (Viola Davis) circondato da altri buoni attori ma senza una caratterizzazione e uno sviluppo tale da portarci a provare qualcosa per le loro vicissitudine, macchiette utili ad infittire la trama ma mai centrali e mai davvero importanti, ennesima occasione persa. Concludendo si tratta dell’ennesima serie che andava terminata dopo la prima o al massimo la seconda stagione così da creare qualcosa di glorioso e non l’ennesimo bagno di sangue.

Informazioni su Stex

Stex nasce a cavallo tra gli anni '70 e '80,nello stesso periodo in cui escono le sigle di Jeeg Robot e Capitan Harlock o film del calibro di Flash Gordon,Interceptor e 3 Superman contro il Padrino. A 4 anni compone il suo primo romanzo ma non sapendo scrivere non vi sono copie cartacee dello stesso,a 14 un suo fumetto satirico potrebbe cambiare per sempre il mondo dei comics ma il giovane si dedica con più interesse alla scoperta della biologia umana tramite l'autoerotismo,scriverà un saggio sull'argomento che non verrà mai pubblicato con la scusa di:" Ma hai toccato i fogli con le mani?" Adoratore di Stan Lee,drogato di serie Tv, dai 20 ai 22 anni si è espresso solo tramite citazioni di film, ama la musica,sopratutto quella che sente solo lui. Possiede un drago viola immaginario di nome Ciotola e alcune personalità multiple che si esprimono in forma scritta tramite parentesi.

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